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Perché qualcuno crede in Dio e altri no?

Questa, ovviamente, é la mia visione della situazione. Con un argomento del genere, che non può essere, per costruzione, provato o smentito, possiamo tutti muoverci solamente nel campo delle opinioni.

Io non credo in Dio, ne in qualsiasi cosa soprannaturale. Sarebbe bello, anzi, interessante ma no, non ci credo.

In linea di massima sono d’accordo con il pensiero di Feuerbach, un vecchio filosofo appartentene alla scuola hegeliana. Lui, detto semplicemente, riteneva che Dio fosse l’astrazione ideale della coscienza umana. Praticamente un modello su cui caricare una serie di schemi comportamentali a cui puntare, ma di per se irraggiungibili.

Un modello perfetto e incorruttibile, quindi, che colmasse le evidenti lacune proprie dall’insignificante ed imperfetta esistenza umana. Questo modello, in piú, vestito di poteri e coscienza soprannaturale (la famosa provvidenza manzoniana), serviva per appiopparsi i nostri fallimenti, le nostre responsabilità, le nostre incertezze.

1 Riuscirò a cacciare quel bisonte e portare cibo alla mia famiglia?

2 Riuscirò a sopravvivere nella battaglia di domani?

3 Riuscirò ad arrivare a fine mese?

4 Se seguirò il volere di Dio lui mi aiuterà!

L’uomo é debole, limitato, insicuro, è difficile fare sempre affidamento sulle proprie forze. É molto più semplice affidarsi ad una figura ideale, perfetta, che può tutto, anche aiutarti.

In questo modo ci si autocondiziona, diventando più sicuri e modificando inconsciamente il risultato, spostando cioè l’ago della bilancia verso probabilità più favorevoli.

L’esistenza di un Dio funge pure come deterrente ad azioni del singolo contro la comunità.

Non rubare o andrai all’inferno!

Quest’ultima componente non è presente in tutte le religioni. Per esempio nella mitologia greca l’Ade é semplicemente un posto dove risiedono le ombre dei morti, indipendentemente dalla loro condotta terrena.

Penso che la creazione di Dio (o un pantheon ovviamente) sia stato l’espediente di sopravvivenza più geniale e creativo che l’uomo abbia potuto escogitare. Sfruttare il bisogno naturale dell’uomo di un modello da seguire per

Dare sicurezza interiore

Dare leggi

Unire la comunità

Spiegare l’inspiegabile, piegandolo “a proprio favore”

é qualcosa di geniale.

Ci sono anche tante altre motivazioni psicologiche cha hanno portato l’uomo a creare la figura di Dio, ma verrebbe fuori un libro. In ogni caso non mi sento assolutamente di avere conoscienze antropologiche e psicologiche tali da analizzare un argomento così fine e complicato in maniera tanto dettagliata.

Ad ogni modo, io ho scelto di non credere perché la religione pone limiti psicologici. Qualsiasi religione é basata su una condizione di subordinazione a qualcosa di più grande. Ti impone di sottostare alle sue regole, di stare al suo gioco. Io odio i limiti. Io voglio essere libero. Io voglio essere il Dio di me stesso.

É indubbiamente più difficile. Non hai nessun artifizio psicologico che ti tiene a galla, anche se sei insicuro. Devi fare solo affidamento su di te, o su altre persone come te: deboli, insicure, imperfette. Ma lottando si migliora, si diventa veri artefici consapevoli del proprio destino. E, in ogni caso, preferisco essere consapevole e fallire con le mie mani che…

… sognare in un giardino incantato.

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